11.1. Arca Musarithmica

Kircher elaborò l’"Arca Musarithmica" per facilitare il lavoro compositivo secondo il metodo della musurgia mirifica . Sicuramente si trattò di un elemento non secondario fra quelli che più destarono la curiosità dei lettori. [267] Non si tratta certo di una "macchina per comporre" come taluni hanno ritenuto di affermare, [268] interpretando arditamente le affermazioni di Kircher.
Si tratta molto semplicemente di una cassetta di legno che deve contenere i vari pinaces trascritti su tavolette di legno o di carta spessa, così come spiega Kircher in MU B 185:
Arcam Musarithmicam vocamus receptaculum columnarum Musarithmicarum; Columnas vero Musarithmicas vocamus a Musarithmis pinacum in ligneis aut chartaceis virgis seorsim descriptas.
Kircher descrive con cura il progetto dell’arca e illustra le modalità per costruirla: la descrizione è accompagnata da una figura, [269] che però non le corrisponde. Vediamo come dovrebbe essere questa arca musarithmica: in primo luogo si deve costruire una scatola di legno, "lunga e alta un palmo, larga mezzo palmo" (MU B 185). L’interno deve essere diviso nel senso della lunghezza in tre parti; di queste una dovrà poi essere divisa in dodici "receptacula", mentre le altre due avranno solo sei "receptacula" ciascuna. Il settore diviso in dodici parti conterrà i pinaces relativi al primo syntagma (che però sono solo undici: Kircher non spiega questa discrepanza); gli altri due settori dovranno contenere rispettivamente i pinaces per i contrapunctus floridus (secondo syntagma) e i pinaces del terzo syntagma per la musurgia rhetorica (questi pinaces dovrebbero però essere ben dieci).
L’uso dell’arca musarithmica avrebbe dovuto sveltire le operazioni di composizione, perché le tabelle numeriche sarebbero state tutte a portata di mano e non più frammentate nelle numerose pagine del libro; come si vede, però il progetto dell’arca non è assolutamente omogeneo alla struttura della musurgia mirifica che Kircher è andato delineando nelle pagine dell’ottavo libro della Musurgia Universalis . Il progetto dell’arca non corrisponde neppure all’unico esemplare ancora esistente di arca, conservato a Wolfenbüttel, cui già si è accennato nel corso del capitolo II. Questo esemplare è dotato di un numero esiguo [270] di tavolette di legno, sulle quali Kircher di sua mano non ha riprodotto tanto i pinaces nella loro interezza, quanto singole colonne numeriche tratte dai pinaces; sul retro delle tavolette sono trascritte le serie di notae metrometrae.
Non vi è assolutamente traccia dei pinaces del terzo syntagma, così come avevamo già concluso nel corso del capitolo II.

11.2 Rabdologia Musurgica

La "Rabdologia Musurgica" è un metodo compositivo molto più semplice, elaborato da Kircher quando si trovava ancora a Würzburg.
Questo metodo non consente l’assemblaggio di elementi musicali come la musurgia mirifica , le sue funzioni sono limitate alla possibilità di armonizzare un basso dato con accordi a quattro voci, basati su triadi perfette e nella loro forma fondamentale. Vediamo brevemente come.
Punto di partenza sono i bacilli musurgici; si vedano in Appendice CXXXII le trascizioni dei due gruppi di bacilli, definiti nel loro insieme da Kircher "abacus". Come si può vedere, si tratta di sette piccoli regoli di legno o carta spessa, divisi nel senso della lunghezza in otto settori o caselle (bacilli expansi), oppure in quattro (bacilli contracti). Ogni bacillus è relativo ad una diversa fra le sette note musicali, e nelle caselle bisogna scrivere, dal basso verso l’alto, le note della scala ad essa relativa; se si usano i bacilli contracti bisogna trascrivere soltanto le note della triade e il raddoppio della fondamentale. Non c’è alcuna differenza d’uso fra i due tipi di bacilli, in quanto contano solo le note della triade, contrassegnate dalle cifre 1, 3, 5 e 8.
Il modo di operare è molto semplice: Kircher, dopo aver suggerito di avere molti esemplari di ciascun regolo per poter lavorare meglio, ne illustra i momenti salienti partendo da questo basso:
MU B 191
Esempio musicale
La prima cosa da fare consiste nel trascrivere le note della linea del basso in lettere: [271]

F B G D B C F
Esempio
A questo punto bisogna scegliere, fra i bacilli che si è deciso di utilizzare, quelli le cui fondamentali corrispondono alle lettere trascritte, ordinandoli in modo da rispettare la sequenza originaria del basso. Giunti a questo punto, per ottenere una prima linea melodica da sovrapporre al basso dato sarà sufficiente scegliere in ogni bacillus una qualsiasi nota, eccettutata la fondamentale. Unica precauzione, non scegliere di seguito due note contrassegnate dal cinque o dall’otto, per evitare di avere consonanze perfette (ottave o quinte) parallele. Scelte le note per una voce, si procederà nello stesso modo per le voci rimanenti, avendo cura di non scegliere note già utilizzate.
Si tratta di un metodo che forse non si potrebbe neppure definire "compositivo"; un’armonizzazione così elementare conseguita in modo così complicato era senza dubbio destinata ad utenti che fossero del tutto digiuni di musica, incapaci anche solo di aggiungere un raddoppio di ottava, una terza e una quinta ad una linea di basso data. [272]

11.3 Sceptrologia Musarum

La "Sceptrologia Musarum" (MU B 193-199) è un metodo che, al pari del precedente, si basa sull’uso di regoli di legno chiamati "sceptra", preparati in nove gruppi. Essi sono indicati con i nomi delle nove Muse e si distinguono come i pinaces per il numero di sillabe che sono suscettibili di musicare.
Ecco un elenco:
1

Sceptrum Thaliae
pro Adonijs
2

Sceptrum Terpsicore
pro Iambicis Euripidaeis
3

Sceptrum Melpomene
pro Anacreonticis
4

Sceptrum Clio
pro Iambicis Archilochicis
5

Sceptrum Euterpes
pro Alcmanicis Iambicis
6

Sceptrum Calliopes
pro Trimetris Iambicis
7

Sceptrum Polyhymniae
pro Phaleucijs
8

Sceptrum Erato
pro Sapphicis
9

Sceptrum Uraniae
pro Choriambicis
Tabella
Su ogni sceptrum bisogna tracciare trentadue linee, e soprattutto bisogna fare in modo di evidenzare quattro pentagrammi con le relative chiavi. La chiave di basso va collocata sulla quinta linea dal basso, la chiave di tenore sulla tredicesima, la chiave di contralto sulla ventesima e la chiave di soprano sulle ventisettesima linea.
Il segreto del buon funzionamento della sceptrologia consiste nel tracciare le linee sugli sceptra in modo che collimino perfettamente con i quattro pentagrammi del palimpsestus phonotacticus. Utilizzando questo metodo, infatti, non si ha più a che fare con tabelle di cifre, ma con linee melodiche direttamente notate sugli sceptra. Infatti Kircher in MU B 196 spiega che
Doctus Melotheta supra Adonium viginti artificiosissimas clausulas componat, [...] 10 videlicet pro Contrapuncto simplici. & 10 pro florido & artificioso; Nam simplex in uno sceptri latere; artificioso opposito ponetur. Iterum pro hectasyllabo Euripidaeo, & sic ad singula ordine polysyllaba componet clausulas harmonicas.
Come si può vedere esaminando i tre sceptra trascritti in Appendice CXXXII, le clausulae sono riportate su di essi sotto forma di puntini. L’uso degli sceptra in precisa corrispondenza con i quattro pentagrammi consente di trasportare in qualsiasi tono le clausolae su di essi trascritte, e il bordo destro dentellato di ciascun sceptrum dovrebbe favorire l’operazione. In pratica ogni sceptrum contiene, realizzato in note, un singolo musarithmus; questo significa che sarebbero necessari moltissimi sceptra per assicurarsi la potenzialità combinatoria della musurgia mirifica . Inoltre, fatto ancor più limitante, non è possibile apportare alcuna modifica al contenuto degli sceptra: la variante metrica non può più essere introdotta: devono infatti essere adottati i ritmi imposti da "doctus melotheta".
Secondo Kircher il vantaggio della sceptrologia, pur nella consapevolezza dei suoi limiti nei confronti della musurgia mirifica , consiste nell’offrire la possibilità di trasportare su qualsiasi tono una clausula senza aver a che fare con le cifre e le colonne della "Mensa Tonographica". [273]
Con queste pagine giunge al termine l’ottavo libro della Musurgia Universalis : la trattazione della musurgia mirifica si conclude (MU B 199) con queste parole:
Semina haec sunt, quae aliorum me sequentium continua irrigatione in abundantissima germina luxuriatura nihil dubito. Atque una hisce cum DEO, cuius bonitati omnia adscribimus, finem imponimus nostrae Musurgiae mirificae.



[267 Si faccia riferimento alla sezione II.3.
268 Così si esprime ad esempio Fred K. Prieberg nel suo ]
Musica ex machina. Uber das Verhältnis von Musik und Technik [, Berlin-Frankfurt-Wien, Verlag Ullstein, 1960 (tr. it. di Paola Tonini, ]Musica ex machina [, Torino, Einaudi, 1963, p. 112): . Anche George J. Buelow nella voce "Kircher" del ]Grove's Dictionary of Music and Musicians [ sostiene che l'arca musarithmica fosse una "composing machine that made automatic composition possible".
269 Si tratta dell'"Iconismus XIV" (MU B 185).
270 Sono circa una settantina.
271 "Primo singulis notis bassi suppone clavem quam occupant" (MU B 191).
272 Kircher afferma di averlo voluto inserire nella ]
musurgia mirifica [ "ne quicquam in hac arte magna subterfugisse videremur" (MU B 192), per desiderio di completezza, quindi.
273 "Haec Plectrologia [sinonimo di sceptrologia] vero &tsi non ita universalis sit ut praecedens, hoc tamen commoditatis habet, quod sit compendiosa, facilis, & sine ulla applicatione columnae toni ad columna clavium praevia, statim cuiuscunque vocis processu" in pentagrammis suis exhibeat" (MU B 199). ]